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"Malaluna"

 opera prima dello scrittore e autore televisivo

 Vincenzo Galluzzo, in tutte le librerie.

E’ uscito, in tutte le librerie, nel mese di maggio il primo romanzo dello scrittore siciliano Vincenzo Galluzzo. “Malaluna”, un libro dedicato al destino e alla ricerca della verità.

E’ un romanzo sul “destino” e sulla nebbiosa “Sicilia”. Lei dall’89 vive a Roma. La storia spesso ci insegna che per avere fortuna (o per sopravvivere) è necessario lasciare la propria terra (o lasciarla a se stessa). Quanto influisce il destino in questo?
‹‹Non dobbiamo mai rimanere fermi di fronte ad un destino che ci è stato assegnato, bisogna lottare e sperimentare… ma alla fine, penso, sarà pur sempre il destino a premiare o a demolire››.

Nel romanzo si parla per immagini, sensuali e melodrammatiche. Il suo interesse per la pittura ha contribuito alla stesura?
‹‹Certamente. Credo che serva sempre qualsiasi tipo di arte. Mi è stato detto di questo libro che sembra io l’abbia dipinto››.

Cosa significa per lei scrivere? Cosa differenzia il suo scrivere un romanzo da scrivere per la tv?
‹‹Il linguaggio è il punto cardine: in un romanzo scrivo di getto quello che sento, in televisione devo adattarmi a quelle che sono le esigenze del pubblico e del mercato. Per me è molto più facile scrivere un romanzo perché mi rappresenta in pieno, quindi non faccio sforzi né fatica››.

Quanto sono reali i personaggi del suo romanzo?
‹‹I personaggi sono inventati, ovviamente ispirati a quella che è stata la storia della mia famiglia. L’unico personaggio vero è la farmacista, che sarebbe mia zia››.

Debutterà anche al cinema con un film tratto da questa storia di cui lei sarà soggettista, sceneggiatore e regista. Non crede che affidare il lavoro cinematografico ad una squadra sia un’opportunità per arricchire un film?
‹‹Voglio fare tutto io, non per megalomania, ma semplicemente perché non vorrei venisse fuori una cosa diversa da come l’ho pensata››. 

TRAGEDIA SICILIANA LA SAGA DEGLI ALTAVILLA TRAVOLTI DAL DESTINO

Repubblica — 02 agosto 2009   pagina 18   sezione: PALERMO

"U lettu è rosa. Si non si dormi s' arriposa."

 

«Il romanzo è cinematografico. Arnaldo Colasanti credo abbia preso in pieno quando, nella prefazione al libro, dice che in Malaluna “non perdo mai la precisione dello sguardo”. Sto già scrivendo la sceneggiatura con validissimi colleghi, Chiara Balestrazzi, Gustave Verde, Alessandro Scalco».

«Giuseppe Tornatore… Ecco, sì, forse lui potrebbe essere l’unico regista al mondo a dipingere Malaluna. Perché per me Tornatore è paragonabile a Rembrandt o, a volte, a Caravaggio…».

 Ambientato nel 1958 nel possibile (ma inesistente) paesino di Zagarìa, “Malaluna”, romanzo d’esordio di Vincenzo Galluzzo, è in primo luogo una storia siciliana. E più che per (dichiarata) appartenenza geografica, è siciliana per appartenenza letteraria, per questo suo preciso collocarsi in una galleria di grandi romanzi che ha come capofila “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e come contemporanei “La mennulara” o “La zia marchesa” di Simonetta Agnello Hornby. Protagonista della vicenda è il barone Manfredi Altavilla, personaggio malinconico e aristocratico in appartenenza, modi e sentimenti, sposato con Bianca e padre di Antonio. Coprotagonisti gli amici Attilio Guarneri, avvocato, e la sua bella moglie Elena, apparentemente “santa” (così viene chiamata da tutti) ma di fatto, e all’insaputa di tutti, amante di Antonio, il figlio del barone Manfredi. All’arrivo di una furastera in paese, Elena verrà piantata da Antonio, distratto dalle bellezza di Rosa, la nuova arrivata. E tra Antonio e Rosa comincerà una storia d’amore, destinata a naufragare nel momento in cui Rosa si accorge di aspettare un figlio da Antonio. Tra ricatti (da parte di Elena, che non si rassegna alla perdita di Antonio), disastri finanziari (per la famiglia Altavilla) e nascite (quella del piccolo Manfredi, figlio di Antonio e Rosa), la storia prosegue, scandita dall’apparire e scomparire della Malaluna, presenza inquietante e maligna che appare insieme alla nebbia nelle notti di luna piena. Bello il susseguirsi di cadute e risalite della famiglia Altavilla (e il modo in cui è narrato), che incolla alla pagina il lettore fiducioso fino all’ultimo in un lieto fine, o quantomeno nel più probabile minore dei mali possibili. (ti.lo.po.)

QUEL “VIZIETTO” CHIAMATO CINEMA:

Già pittore (alla New York University la sua ultima personale), Vincenzo Galluzzo esordisce in questi giorni come scrittore con il romanzo “Malaluna” che debutterà anche nel cinema come utore, sceneggiatore e regista del film tratto dal romanzo.

Per dirla con le sue parole: «Ho esordito in Rai come regista e intendo tornare a quel bel “vizietto”».

Nella foto in alto, Giuseppe Tornatore che secondo Galluzzo «potrebbe essere l’unico regista al mondo a dipingere “Malaluna”»

Vincenzo Galluzzo nasce a Porto Empedocle e trascorre l’infanzia e l’adolescenza tra Agrigento, Catania e Roma dove vive stabilmente dal 1989. E’ autore televisivo di alcuni programmi di un certo successo di pubblico: Unomattina, La vita in diretta, Cominciamo bene.

Si appresta a fare il suo debutto anche nel cinema nella trasposizione di questo suo primo lavoro editoriale.

Protagonista della storia è Antonio Altavilla, avvenente medico di Zagarìa, un paese siciliano a pochi chilometri dal mare.
Antonio vive disordinatamente, tra donne, stravizi, debiti di gioco e sta portando suo padre, il barone Manfredi Altavilla, alla rovina.
L’intera vicenda, permeata da tradimenti e sotterfugi, si svolge al riparo dagli occhi di tutto il paese, anche perché, come predetto dalla Malaluna, una veggente scambiata per licantropo, Zagarìa si ritrova improvvisamente assediato da una nebbia inimmaginabile, che porterà solo dolore e sofferenza. Dentro la nebbia i personaggi si muovono furtivamente, ciascuno secondo un disegno chiaro e ineluttabile.

Esordisce con un romanzo ambientato in un’ammaliante Sicilia anni Cinquanta abitata da personaggi all’altezza della migliore tradizione letteraria isolana. Vincenzo Galluzzo, autore televisivo qui al suo esordio da scrittore, ci racconta la genesi del suo “Malaluna” (A&B, 2009).

Com’è nato Malaluna?

«L’idea del romanzo è nata circa venti anni fa quando mi trovavo per conto della Rai a Erice. Dovevo girare delle riprese in esterna e i miei collaboratori non riuscivano a tarare le telecamere perché era un continuo vai e vieni di sole e di nebbia. Con l’aiuto della Madonna ci riuscimmo e portammo il servizio a casa. L’anno seguente, sempre per la Rai, dovevo girare a Milano. Ricordo che arrivai in un bel pomeriggio assolato e rimasi meravigliato di fronte alla bellezza di un giardino su cui si affacciava la finestra della mia camera. Il giorno appresso, appena sveglio, aprendo la serranda mi ritrovai di fronte a un muro di nebbia. Del bel giardino non c’era più traccia. Quella sensazione di oppressione, smarrimento e stupore mi riportò alla nebbia di Erice dell’anno prima e mi fece pensare alla mia terra come a un misterioso impasto di nebbia e di sole. Strano che quel triangolo storicamente bruciato dal sole fosse anche circondato da una fittissima coltre di nebbia nella quale noi per primi (noi siciliani, intendo) annaspiamo. Così mi venne in mente di scrivere una storia che avesse per protagonista una nebbia tutta siciliana. Vomitai di getto le prime cinquanta pagine e ne parlai con un carissimo amico di Milano, l’avvocato Francesco Ogliari, il quale, dopo aver letto, mi incoraggiò ad andare avanti. Nacque così il primo “Malaluna” che inizialmente si chiamava Nebbia… »

E poi? Come andò avanti la stesura del romanzo?

E quando diventò Malaluna?

«Di fatto il romanzo è stato scritto nel ’90. Un altro caro amico, Andrea Occhipinti, dopo averlo letto mi incoraggiò a sviluppare meglio quelle cinquanta pagine e a farne un romanzo vero e proprio. Ma per via dei miei impegni in televisione “Nebbia” fu condannato a stare fermo in un cassetto. Di tanto in tanto lo riprendevo. Lo rileggevo. Aggiungevo e modificavo il titolo. Ed ecco che negli anni “Nebbia” si trasformava in “Caro monsignore”, in “Zagarìa”, in “Il profumo delle zagare”, in “L’odore delle zagare”, per poi lo scorso anno diventare Malaluna. Alla storia volli aggiungere questo personaggio della Malaluna, una sorta di veggente, che la nebbia faceva arrivare di proposito a Zagarìa per cercare di indurre gli abitanti a prenderne coscienza e soprattutto a combatterla e vincerla. Ecco perché Malaluna. Insomma, se originariamente Zagarìa era un posto dove la nebbia c’era sempre stata, col tempo Zagarìa invece se l’è vista piombare all’improvviso. Quasi come una maledizione».

Perché ha scelto proprio quel periodo storico, gli anni Cinquanta?

«Perché il romanzo ha delle contaminazioni di carattere personale e privato, anche se nella messinscena tutto è condito dalla fantasia e dalle esigenze di narrazione, e quindi si parte dal periodo precedente la mia nascita. Ed è previsto un seguito a cui sto già lavorando...».

Quanto c’è di attuale nella Sicilia di oggi di quel periodo storico?

«Malaluna contiene molti elementi che a mio parere sono eterni: la nebbia, il sole, il mare. Il bisogno della verità. Il seno materno. L’amore, la passione. Il dono della vita. Il dolore e la nobiltà d’animo che, ahimè, in mezzo al sudiciume fanno della Sicilia una terra unica al mondo. A preludio del romanzo scrivo infatti: La Sicilia a volte è così. Esagerata. La Sicilia è una terra generosa, grannazza, dove tutto è esaltato. L’amore, il dolore, l’odio, la passione, l’odore, il colore. La Sicilia è sincera. Nel bene e nel male.

"E io la amo. Come amo mia madre"